Copyright © 1999 comitato Crescendo scuola familiare

Home Su Commenti Sommario Ricerca

Testi Rossella
 

 

 

Home
Su

 

Cerca  con 


"circuito radio cristiane"
Ascoltala  in diretta
  


Gruppo Musicale CREDI


visitate  i Link  in     rete
 
scuola

Guida Antispam

Ascolta Rossella in Radio
Salva in Zip


Testo delle trasmissioni di Rossella

Questa pagina riporta i testi delle trasmissioni di Rossella sulla radio C R C fm

Presentazione   -  1B  La famiglia non è un opzional -  2b -   Genitori contenti e non della scuola pubblica - 3B
Recuperare ascoltare - 4B

 

Presentazione personale e di CRESCENDO  
 

Intervistatore: Buongiorno  a  R Melodia  fondatrice e Presidente di CRESCENDO “progetto scuole evangeliche”;

Rossella : buongiorno
    I:  Rossella spiegami cos’è CRESCENDO e come è nata l’idea di questa Associazione
   
R: CRESCENDO è  un comitato che opera nel campo dell’istruzione e dell’educazione dei ragazzi, con obiettivi cristiani. Infatti si chiama CRESCENDO PROGETTO SCUOLE EVANGELICHE,  comitato di aiuto alle famiglie con figli in età scolare. è un giovane comitato costituito legalmente a Genova nel 1999, ma  l’idea parte da molto più lontano.
   
I: possiamo fare insieme, questo grande salto all’indietro?
   
R: Sì, volentieri, andiamo indietro di oltre 30 anni.

    Parliamo infatti  dei primissimi anni 70, quando subito dopo il matrimonio e la conseguente nascita dei figli, ci si interrogava con mio marito su quale fosse il modo giusto di allevare ed educare i bambini, perché molte delle coppie  che avevamo sotto gli occhi, non costituivano delle famiglie che avremmo voluto imitare, e francamente neppure loro stesse erano contente dei risultati ottenuti.
    Pensavamo che ci dovesse essere un modo migliore per fare le cose, e tramite un amico che ha cominciato a parlarci della Bibbia, ci siamo accostati a questo libro con attenzione, cercando di capire il messaggio contenuto.
    Eravamo certi che il Creatore dell’universo, avesse scritto consigli utili per tutti, eravamo sicuri che Colui che molti chiamano  il buon  Padre celeste, sapesse spiegare ai genitori terreni quale era il modo migliore per allevare i figli.
    Abbiamo scoperto che nella Bibbia, ci sono tantissimi insegnamenti su cosa si deve fare con i bambini, e abbiamo provato a metterli in pratica, anche quando questo ci costava e ci costringeva ad andare controcorrente.
    I: Alcune famiglie lamentano di aver dato dei buoni principi e buone abitudini ai figli e  mettono in relazione  l’inizio della frequenza scolastica dei loro figli, con un cambiamento di abitudini e spesso con una sorta di allontanamento dai genitori e dai loro insegnamenti. Anche voi avete pensato questo?
    R: Certamente, anche perché effettivamente si riscontra un cambiamento nel modo di fare nei bambini , già da quando  cominciano a frequentare la scuola materna.Non sempre è vero, ma spesso dopo qualche giorno di scuola materna, le mamme si lamentano che ha già imparato qualche “parolaccia” ad esempio.
    Eravamo però  preoccupati soprattutto dalla mancanza di valori che la società offriva e trasmetteva ai giovani e la mancanza di obiettivi che si riscontrava, e si riscontra purtroppo,  negli insegnamenti e nella vita quotidiana della società.
    Non essendo convinti dell’insegnamento e della vita pratica vissuta nelle scuole pubbliche,
abbiamo cercato scuole cristiane, scuole evangeliche scuole che ci dessero maggiori garanzie sulla qualità dell’insegnamento e dell’educazione, ma non ne abbiamo trovate.
    I: Come avete risolto allora il problema?
   
R: Non volendo addentrarci nella strada della scuola pubblica, già percorsa da molti altri, ma che non ci dava garanzie di una buona educazione dei figli e non trovando scuole evangeliche, abbiamo optato per la terza possibilità, quella meno conosciuta, ma altrettanto valida e legale: la possibilità della cosiddetta scuola paterna o familiare.
    I: Ci vuoi spiegare quali sono le  tre possibilità, e soprattutto quale è la terza?
   
R. Sì, ma prima voglio dirti una cosa. In Italia, ci sono dei ragazzini, anzi anche uomini e donne  ormai trentenni sposati e con famiglie solide e felici, che non sono mai andati a scuola! E pur non essendo mai  andati a scuola, non sono analfabeti, anzi quasi sempre ottengono diplomi e lauree, e senza aver mai messo piede in una classe, non hanno peraltro mai violato la legge.
   
I Come è possibile?
   
R Semplice! La scuola non è obbligatoria.
Cioè è obbligatoria l’istruzione, ma non la frequenza ad una classe.
La possibilità di studiare a casa, o comunque senza ricorrere ai canali ufficiali, nei paesi anglosassoni si chiama Homeschooling e da noi, Scuola familiare.
Quindi In Italia, e in molti altri Stati europei e non Europei, non è la scuola ad essere obbligatoria;  c’è invece un obbligo scolastico, cioè l’obbligo ad una certo livello di istruzione.
   
Cioè vorresti dire che non è obbligatoria la scuola, ma è obbligatoria l’istruzione?
   
R Esatto. Infatti l’obbligo scolastico in Italia, si può ottemperare in tre modi: con la scuola pubblica, (che è in assoluto la più praticata) con la scuola privata (parificata, riconosciuta…) oppure con  la scuola familiare.
Per scuola familiare , o scuola paterna, o con il termine anglosassone homeschooling
si intende la facoltà lasciata alle famiglie di impartire direttamente o tramite tutore, l’insegnamento previsto dalle leggi vigenti in fatto di istruzione.
   
I: Quindi la terza possibilità di cui parlavi, cioè la scuola familiare, è quella che avete praticato con i vostri figli?
   
R: Si, da circa 30 anni, con tutti e 4 i nostri figli abbiamo fatto questa bellissima esperienza. I tre ragazzi più grandi, sono ormai diplomati da tempo, lavorano, ed il maggiore è anche già sposato da un paio d’anni. Il più giovane ha 11 anni e sta ovviamente ancora studiando con noi.
   
I Come si collega questa vostra bella esperienza familiare, con la decisione di fondare CRESCENDO?
    R  Per molti anni ci siamo sentiti molto soli in questa nostra scelta, pur sapendo che nel mondo altre famiglie, facevano la stessa esperienza, non potevamo contattarle. Inoltre volevamo anche essere utili a chi avesse voluto fare la stessa strada mettendo a disposizione la nostra esperienza.
Alcuni genitori, che sapevano della nostra scelta ed  intendevano sperimentare la scuola familiare, o volevano incidere di più sull’insegnamento scolastico  pubblico con  strumenti cristiani, mi hanno chiesto di fornire indicazioni, suggerimenti e consigli. 

Queste richieste, aggiunte alla mia personale e  profonda convinzione e l’esperienza accumulata  in tanti anni, mi hanno fatto decidere di fondare CRESCENDO “progetto scuole evangeliche” per intervenire ed aiutare, con insegnamenti  basati sulle Sacre Scritture, nel campo dell’educazione e dell’istruzione.

    I : grazie, passerei ora alla seconda parte di questa interessante intervista.
   
R : d’accordo.
    I: Abbiamo visto che la vostra esperienza familiare, vi ha spinto a fondare CRESCENDO, ma quali sono, quindi gli scopi di questo progetto?
   
R: E’ importante ricordarci l’un l’altro che il nostro Signore, che è nostro Padre ci chiede di “allevare i figli in disciplina ed ammonizione del Signore” (Ef. 6:4), sempre e non solo un’ora la domenica.
Ai tempi di Nehemia, ci dice la Scrittura “ la metà dei loro figli  parlava l’asdodeo, ma non sapeva parlare la lingua dei giudei, conosceva soltanto la lingua di questo o quel popolo, ma non conoscevano la lingua dei padri” (13:24) A volte, nelle nostre famiglie e nelle nostre chiese accade un po’ la stessa cosa: si sanno tante cose del mondo, e  si trascurano quelle di Dio, si agisce e si pensa come il mondo,  (più ci si integra meglio è) e non si verifica se sono idee nostre o secondo Dio.
Noi abbiamo visto che era giusto per la nostra famiglia fare la scelta della “scuola familiare” con i nostri 4 figli. Però non voglio mettere l’accento sulla scuola familiare, ma sull’ importanza di allevare i figli per il Signore secondo le sue leggi, e non secondo il mondo ( che tra l’altro abbassa sempre di più il livello dei “valori” che trasmette).
   
I : quali sono le strade che CRESCENDO vuol percorrere per raggiungere questi obiettivi?  in quali campi pensate di lavorare?
    R:  in 3 campi: la scuola familiare ( o scuola paterna o home-school) ,                su

1B      Le scuole evangeliche e le scuole pubbliche.

Nel campo della SCUOLA FAMILIARE  

Vogliamo:
·    informare sull’esistenza e la possibilità di adempiere in altro modo l’obbligo scolastico      (leggi, costituzione, decreti, esperienze)
·    consigliare  - quando richiesto - sull’opportunità o meno di tale scelta
·    fornire aiuto pratico, didattico, spirituale  alle famiglie  interessate tramite  i canali di comunicazione ( posta, telefono, internet ecc.) o con l’ eventuale aiuto saltuario di insegnanti itineranti.

Nel campo delle SCUOLE EVANGELICHE 

·     Come dicevo prima in quegli anni abbiamo cercato scuole evangeliche in Italia e  non trovandone,  abbiamo  sperato che ne sorgessero possibilmente in varie città,  in modo che si sviluppasse un “progetto scuole evangeliche”  ad ampio raggio.

Ci siamo posti i seguenti obbiettivi:
Tendere alla formazione di scuole evangeliche o gruppi di studio  evangelici
Cercare insegnanti  disposti a lavorare in  un simile progetto.
Tenendo PERO’ conto che la maggioranza delle famiglie cristiane, frequentano la scuola pubblica, e non possono o non vogliono fare altre esperienze, ma richiedono solo qualche consiglio

Nel campo delle  SCUOLE PUBBLICHE abbiamo  questi obbiettivi:

·        Fornire aiuto alle famiglie cristiane che  vogliono contrastare  la cultura del mondo,  con la verità scritturale, 
   comunicando i valori e gli insegnamenti della Parola

  
Cercare spazi all’interno delle scuole pubbliche, per far conoscere la verità Scritturali
I
: e in che modo, CRESCENDO può fare da collegamento?
R
: ci è stato proposto di essere un ponte ( un collegamento  e un tramite) per le varie iniziative che esistono , perciò ( per chi lo richiede) possiamo: 

·        Essere un collegamento organizzativo con e tra chi sta facendo  esperienze nel campo dell’insegnamento cristiano
·
        Essere un tramite tra famiglie che vogliono contatti con chi sta facendo o ha fatto   esperienze in campo educativo in Italia o all’estero, per arrivare ad una scuola familiare allargata

·        Fornire  informazioni su attività, progetti, esperienze, materiale utile, iniziative di altri gruppi  che lavorano con gli stessi scopi, .

·        abbiamo anche organizzato dei convegni , che mettano l’accento sulla necessità di un’educazione attenta :il titolo del convegno di quest’ anno era venditori di fumo e cercatori d’oro, convegno sulla scuola familiare e l’insegnamento di qualità.

I: Data la  tendenziosità  politica o la  filosofia anticristiana che ispira molti testi scolastici avete pensato a  produrre voi materiale scolastico di ispirazione cristiana?

R:   Sui testi e sui contenuti in generale di libri, filmati, programmi per i ragazzi, o a loro comunque accessibili,  ci sarebbe tanto da dire e da fare,  per il momento nel campo della  DIDATTICA abbiamo come obbiettivi:

·        Raccogliere materiale didattico da pubblicare o distribuire

·        Preparare materiale didattico per le scuole evangeliche

·        Riunire un gruppo didattico pronto a fornire risposte o aiuto alle varie necessità utilizzando i mezzi  di comunicazione disponibili ed idonei  o eventualmente  gruppo insegnante itinerante.

·        Segnalare pubblicazioni o altro che possa essere utile alle famiglie

I: R, a quanti fossero interessati all’iniziativa “PROGETTO SCUOLE EVANGELICHE”  e quindi volessero mettersi in contatto con l’Associazione, che elementi fornisci?

R: abbiamo predisposto  canali per contattarci o saperne di più:

sito internet . www.utilecomune.com

·        c’è un indirizzo di posta elettronica   crescendo@utilecomune.com   

·        una mailing list: su Yahoo alla voce scuole familiari http://it.groups.yahoo.com/group/scuolafamiliare/  dove (dopo semplice registrazione) si può partecipare a discussioni o semplicemente chiedere informazioni, ma se doveste trovarvi in difficoltà basta mandare una mail di richiesta al: webmaster@utilecomune.com   o  crescendo@utilecomune.com  !

I:  R, hai qualcosa da dire a quanti potrebbero essere perplessi o incerti su questo progetto?

R: effettivamente sono molti i problemi e le perplessità che accompagnano gli interventi nel campo dell’educazione ed istruzione dei ragazzi.

Ma dobbiamo anche ricordarci di tutti gli insegnamenti ed i consigli che Dio ci dà nella sua Parola. Ascolta Israele…affinché tu sia felice… questi comandamenti … li inculcherai ai tuoi figliuoli… ne parlerai quando starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti alzerai …e ti coricherai (Deut. 6:4-7).

Quel che abbiamo udito e conosciuto e che i nostri padri ci hanno raccontato, non lo celeremo ai loro figli, diremo alla generazione futura le lodi del Signore, la sua potenza e le meraviglie che Egli ha operate. ……, perché ponessero in Dio la loro speranza e non dimenticassero le opere di Dio, ma osservassero i suoi comandamenti ( Sal. 78:3-7)

  

Sono convinta  che, il Signore  chieda  a noi , genitori ed educatori cristiani, di fare molta attenzione ai suoi insegnamenti.  I nostri ragazzi, sono suoi, il progetto di vita per i nostri figli, lo fa Lui, a noi di obbedire e metterlo in pratica camminando con umiltà e con fede, per   poterlo realizzare.

I: grazie della disponibilità, ma voglio sperare che avremo un seguito.

R : Certamente, ho ancora molte cose da raccontare.--------------        su

                                      
   2     LA FAMIGLIA NON È UN OPTIONAL

 (ETTORE) Buongiorno a tutti: Rossella stamattina tratterrà il tema da un titolo un po’ curioso…: la famiglia non è un optional

( Rossella)  Buongiorno .        

Un bambino di 3 o 4 anni  entra   con la mamma al supermercato e si sente  interpellare  da una commessa , da un altro acquirente, da un passante occasionale, con la domanda : “ma come mai non sei all’asilo, oggi?”

 

E se il bambino, (o la mamma)  risponde che all’asilo non ci va per niente, mamma e pargolo,  si beccano subito una bella tiritera.: ma come, non vai all’asilo?

E perché non ci vuoi andare?

Non vuoi giocare con gli altri bambini?

E’ bello sai,  ti diverti, ci sono tanti giocattoli, tanti bambini  e la tua mamma viene a fare la spesa più contenta e tranquilla.”

Insomma prendi, incarta e porta a casa, una bella lezioncina di quello che si deve fare, impartita da una persona mai vista prima!! 

Non so se vi è mai capitato, ma se per caso voi genitori, dite che siete proprio voi, che NON volete mandarlo,  o meglio che ritenete più giusto tenerlo in casa con voi, perché è bene che i bambini piccoli stiano in famiglia, sapete quanto storto vi guardano?

Io mi immagino quanto ci considererebbero maleducati, le stesse persone, se noi ci permettessimo di chiedere a nostra volta : scusi come mai lei oggi, non è rimasto in casa? 

Oppure  perché si è comprato quel quotidiano, trovo che non sia per nulla obiettivo,

o anche  perché porta dei pantaloni di quel colore, lo sa che non sono affatto alla moda?

o ancora perché viene a fare la spesa in questo supermercato e non va  in un altro?

 

Come mai degli sconosciuti si sentono in diritto di  dirci che cosa dobbiamo fare?

Come mai uno sconosciuto  si permette di sindacare, cosa faccio io mamma, in giro per strada con il mio bambino di 3 anni?

Come mai una persona mai vista prima, spiega a mio figlio, che deve andare all’asilo?

 

Ho un dubbio atroce, anzi una certezza:

e’ entrata nella mentalità comune l’idea che la famiglia serve per mettere al mondo un pargoletto, comprargli carrozzine, girelli, biberon, scarpe, giochi (di marca e carissimi),

accompagnarlo all’asilo, poi a  scuola, in piscina, a tennis…

poi continuare a comprare giochi, libri, quaderni, penne, cartelle e diari firmati, e più avanti

il cellulare, le scarpe griffate, il motorino….

e mantenerlo agli studi, anche se lo fa svogliatamente, fino quando gli pare…

e mantenerlo in casa, fino a che ne ha voglia… (ma, tra parentesi, non avrebbe dovuto - secondo la mentalità comune - “emanciparsi” prima degli altri, andando al nido già a sei mesi?)

 

Parcheggiare nostro figlio al nido, parcheggiarlo alla materna, alla scuola, in piscina, parcheggiarlo davanti alla tv?

E’ questo il compito che abbiamo sognato quando abbiamo deciso di sposarci e mettere su, famiglia?    

E’ questo il compito dei coniugi ? Mettere al mondo un figlio, comprargli tutto ciò che vede e vuole, lasciargli fare quello che vuole o che altri, più astuti o prepotenti,vogliono per lui? Da lui?      

E’ questo il compito “giusto” per la famiglia?

E’ questo quello che richiede una società “sana” alle famiglie oggi?

E soprattutto e’ questo il compito che Dio affida alla famiglia?

E’ questo il compito della famiglia, cercare di essere più assente possibile, lasciando il figlio a se stesso? Delegando ad altri?

 

Senza insegnare nulla, senza trasmettere nulla?  Neutri.

No, non è questo.

Il compito della famiglia è di far nascere, allevare, di educare, di trasmettere insegnamenti,  di spronare, di FAR CRESCERE, vivendo, indicando e trasmettendo i valori che consentono di vivere una vita piena e non miserabile. Una vita felice.

osserva e ascolta tutte queste cose che ti comando, affinché tu sia felice, e i tuoi figli dopo di te, quando avrai fatto ciò che è bene e giusto agli occhi del SIGNORE tuo Dio.

Questo è ciò che è scritto e promesso nel Libro pieno di verità e saggezza in deuteronomio 12:28,

Osserva e ascolta… i comandamentiaffinché tu sia felice.. ed i tuoi figli dopo di te.

Affinché genitori e figli siano felici insieme, e affinché questa felicità si prolunghi.

Affinché genitori e figli siano felici. Affinché siamo felici.

Quanto è diverso questo, per la stragrande maggioranza di famiglie oggi!!!

La famiglia non è un optional

La famiglia è necessaria… la mamma è necessaria… il papà è necessario… i fratelli… i nonni…..

proprio ricevendo tutte le cure e l’amore  dalla famiglia, il bambino cresce e diventa sicuro,

proprio rapportandosi con le varie persone della famiglia, (diverse età, differenti personalità, differenze di necessità e di comportamenti)  il bambino conosce la vera “socializzazione”

NON quella che  si pretende di instaurare artificialmente, allontanando il bambino da quando ha tre mesi, dalla mamma e dalla famiglia, quasi fossero appestate, ed inserendolo a forza in un ambiente estraneo, innaturale che non è congeniale per  un normale sviluppo affettivo e caratteriale.

 

E’ un po’ come quando, anni fa, si è insistito, per dare al bambino il latte artificiale, al posto di quello materno, come se quello materno fosse veleno.

Ora ci si comincia a rendere conto, che è stato un grave errore, ci si rende conto che i bambini hanno bisogno del latte materno, che il latte li nutre e li protegge da infezioni, li immunizza da gravi malattie, li rende più forti fisicamente ed anche più sicuri psicologicamente.

Il latte non è un optional per un…. lattante,

e la famiglia non è un optional  per i figli, la presenza dei genitori  è INDISPENSABILE.

 

Ci sono, purtroppo, famiglie cha hanno VERE difficoltà economiche, enormi difficoltà

e solo con il lavoro di entrambi si riesce ad arrivare a fine mese.

Ci sono famiglie in cui i problemi sono in numero maggiore dei giorni del calendario….

Mamme obbligate a lasciare i figli al nido o dai nonni, per molte ore, per non perdere una (a volte l’unica) fonte di sussistenza. 

Solitamente non sono queste le famiglie assenti nella vita dei figli…

Bisogna fare molta attenzione, perché oggigiorno molte cose lavorano contro la famiglia, ed è molto diffusa la mentalità che meno i bambini stanno in casa, meglio è, e che solo “lo stare con gli altri” aiuta i ragazzi ad essere migliori.

Mi ricordo la polemica che era sorta qualche anno fa, quando veniva richiesto da qualche mamma il parto naturale.

Negli ospedali, sui giornali discussioni a non finire su quando si doveva tagliare il cordone ombelicale, che nella medicina naturale rimaneva attaccato al bambino, qualche minuto

( o secondo) in più rispetto al parto cosiddetto “tradizionale”. 

Se si sbagliavano i tempi, il neonato ne avrebbe sofferto

Poi finalmente si è arrivati alla logica conclusione:

c’è un momento ed un modo giusto per tagliare il cordone ombelicale (e questo in tutti i sensi).

Quando è fatto nel modo giusto ed al momento giusto, non provoca dolori, né problemi, né”emorragie”, va da sé.    Ma c’è sempre chi vorrebbe tagliarlo troppo presto.

E questo sì che crea grossi problemi   perché  la famiglia non è un optional.   

(ETTORE)    E nella seconda parte di questo nostro incontro odierno , vedremo a cosa porta la mancanza, la latitanza delle famiglie nella vita  e nella formazione dei giovani. 

 su

 

                            2B         LA FAMIGLIA NON È UN OPTIONAL : il branco

 

 

(ETTORE) Eccoci di nuovo insieme, per continuare le riflessioni sul  ruolo insostituibile della famiglia, nella vita dei ragazzi.

Vedremo in particolare  uno dei tanti fenomeni negativi, legati alla mancanza della famiglia nella formazione dei giovani.   E il vuoto in famiglia che spinge al branco.

 

(Rossella) La famiglia non è un optional nella vita dei figli,

il ruolo della famiglia è FONDAMENTALE per la buona crescita dei ragazzi.

 

Ho qui davanti a me una serie di articoli, in cui si parla di  disagio giovanile, di disadattamento, di mancanza di riferimenti nei giovani, di delinquenza giovanile e possibili cause e rimedi.

Tra questi c’è un articolo che voglio leggere oggi, con un titolo terribilmente esplicito e chiaro:

È il vuoto in famiglia, che spinge al branco.

 

Questo  articolo a firma  M. VITTORIA GIANNOTTI con il quale  IL GIORNALE  del 19 ottobre 2002  ci relaziona su un  CONVEGNO di  PSICOTERAPEUTI DELL’ADOLESCENZA  tenuto l’anno scorso a Firenze ,

riassume anni di osservazioni, pagine di resoconti, statistiche, ore di studi, conferenze di psicologi dell’età evolutiva, di studiosi del costume, giudici del Tribunale dei minori, giornalisti e insegnanti

…. È il vuoto in famiglia, che spinge al branco.

 

(Ettore) RAGAZZI ALLO SBANDO

In un convegno a Firenze si è parlato di disagio giovanile e violenza: sotto accusa soprattutto la sordità della famiglia e della scuola

 

Immaginate un trapezista che vol­teggia leggiadro nell’aria compiendo manovre così pericolose da mozzare il fiato. In un circo dove non esistono reti di protezione. Be­ne: il trapezista è l’adolescente, il circo è la vita. Il paragone, suggerito da una psicologa di grande esperien­za come Cristina Pratesi, coglie nel segno il dramma di un’età difficile da attraversare. Perché se alle spal­le c’è il paradiso perduto dell’infan­zia, all’orizzonte si profilano minac­ciose le responsabilità e i problemi dell’età adulta. In mezzo c’è quel guado chiamato adolescenza. «Il nostro compito come psicotera­peuti - spiega Cristina Pratesi – è quello di aiutare gli adolescenti a crescere come individui. Spesso i giovanissimi si sperimentano, si mettono alla prova anche con azioni pericolose, ma noi psicologi, insieme alle istituzioni, dobbiamo permettere loro di compiere quelle ardite sperimentazioni senza farsi troppo male   l’articolo continua, con la parte che più ci interessa stamattina

 

Un obiettivo ambizioso, quello degli psicoterapeuti del­l’adolescenza, riun­iti in un convegno a Firenze. Perché quel «male», a conti fatti, appare difficil­mente evitabile. So­prattutto alla luce degli efferati delitti che, negli ultimi tempi, hanno visto come protagonisti proprio inso­spettabili adolescenti. E anche se «i reati minorili sono in diminuzione - come spiega Gustavo Pietropolli Charmet, presidente dell’istituto Minotauro di Milano e autore della perizia sul caso di Erika e Omar – ne sono aumentate la gravità e l’efferatezza. Non esiste quasi più il delinquente di periferia, cresciuto nella povertà e nel disagio, ora ci sono due nuovi soggetti: il gruppo e la coppia, come è avvenuto per gli as­sassini di Desirée e a Novi Ligure”.

Le ragioni sono da ricercare in un contesto sociale e familiare radicalmente mutati.

«Nel contesto attua­le - continua Charmet Pietropolli - la fame di relazione dei ragazzi coi coetanei è più forte rispetto al passato. Gli ado­lescenti sono abituati a stare più con gli altri ragazzi che coi genitor­i che, spesso per motivi di lavoro, tendono a trascurarli.

Il sostegno degli adulti viene così a mancare. Si creano cosi le condizioni per una dipendenza del ragazzo dalla coppia o dal gruppo. Ed è proprio in questi due ambiti che vengono gestiti il rischio e la trasgressione. I reati diventano più efferati perché, proprio per il fatto di commetterli con altre persone, viene a mancare l’identificazione con la vittima, la violenza viene vissuta con un certo distacco e 1’atto diventa quasi diver­tente». A questo si aggiungono motivazioni squisitamente psicologi­che. «Nell’adolescenza - osserva uno degli organizzatori del conve­gno, Emilio Masina, della coopera­tiva “Rifornimento in volo» - il grup­po dei pari si sostituisce alla fami­glia.

Inoltre, continua l’articolo….

Patolo­gie come anoressia e bulimia sono un fenomeno in preoccupante espansione.

… negli ultimi anni, il numero di ragazzi e ragazze che si sono rivolti a uno specialista della mente è praticamente rad­doppiato

 

(Rossella)   Grazie.

Qui l’articolo prosegue riportando le parole di alcuni esperti che  prendono in esame il caso di Desireé e ne traggono alcune conclusioni.

Io vorrei ritornare su alcune frasi, che non possono restare relegate alle poche righe di un quotidiano e lasciare, come si dice, il tempo che trovano.

Rileggo alcune righe

è il vuoto della famiglia che spinge al branco ……

Le ragioni sono da ricercare in un contesto sociale e familiare radicalmente mutati.

Nel contesto attua­le la fame di relazione dei ragazzi coi coetanei è più forte rispetto al passato.

Gli ado­lescenti sono abituati a stare più con gli altri ragazzi che coi genitor­i

Il sostegno degli adulti viene così a mancare.

Si creano cosi le condizioni per una dipendenza del ragazzo …  dal gruppo.

Ed è proprio in questo ambito che vengono gestiti il rischio e la trasgressione.

I reati diventano più efferati perché, proprio per il fatto di commetterli con altre persone, viene a mancare l’identificazione con la vittima, la violenza viene vissuta con un certo distacco e 1’atto diventa quasi diver­tente.

 

Questo è ciò che affermano noti studiosi dell’adolescenza.

Dicono  in  pratica che l’assenza della famiglia fa si che si creino le condizioni per una dipendenza del ragazzo dal gruppo, e noi continuiamo a credere che più presto si stacca dalla famiglia e più presto, sarà INDIPENDENTE ??? Indipendente dalle regole e dagli affetti familiari, è probabile, ma dipendente dalle regole di un gruppo, di un branco, che spesso ha tendenza a delinquere.

 

Se il vuoto della famiglia crea il bisogno del branco  è evidente – ancora una volta-  che La famiglia non è un optional, è necessaria, per la vita fisica, affettiva, intellettuale, morale,sociale del bambino. Per preservarlo dai guai, per avvisarlo ed ammonirlo quando necessario, per dargli buoni consigli, per formargli buone abitudini, PER TRASMETTERGLI DEI VALORI E DELLE CERTEZZE.

 

IN UN CERTO LIBRO molto interessante, che consiglio a tutti perché dice verità,  la Bibbia, sta scritto: le cattive compagnie corrompono i buoni costumi

Possiamo immaginare cosa succede, a dei ragazzi che – oltre a non aver ricevuto buoni insegnamenti e quindi aver formato buone abitudini, a causa della latitanza delle famiglie,   incontrano cattive compagnie ?

La famiglia non è un optional, ma l’indispensabile e naturale ambiente dove crescere in armonia.

                   

 

E con questa riflessione,  Vi saluto caramente, alla prossima.

 Dalla vostra Rossella

su

 

3° intervento ottobre 2003    
 
Genitori contenti e non della scuola pubblica.

 (ETTORE)   Buongiorno, oggi Rossella risponderà ad alcuni genitori che hanno i figli  alla scuola   pubblica e vogliono interagire di più con la scuola dei loro ragazzi. 

(ROSSELLA)  Cari amici buongiorno e ben trovati.

Ogni giorno milioni di ragazzi in tutto il mondo, si affannano o gioiscono, con libri, quaderni, matite, penne, compassi, conchiglie, sassi, frutti e tutto ciò che si può toccare, contare, studiare.
In tutto il mondo bambini ( e adulti) imparano a volte con molta fatica, a leggere e scrivere, e in tutto il mondo ci sono persone che imparano ed altre che insegnano, anche se le scuole, non sono necessariamente delle aule attrezzate con banchi e lavagne.

La maggioranza dei nostri bambini e dei ragazzi, frequenta la scuola pubblica,  e  da parte dei genitori, mi sono state rivolte alcune domande a questo proposito.
Per rispondere a quelle di oggi, ho raggruppato le domande in due blocchi: il primo riguarda i genitori che non hanno grossi problemi, che sono contenti, tutto sommato, della scuola dei loro figli.
Il secondo contiene, invece,  risposte per i genitori che hanno lamentele e rimostranze, più o meno gravi  da rivolgere alla scuola pubblica, in particolare oggi mi occuperò del cosiddetto “bullismo”.

 Comincio col rispondere ai Genitori contenti della scuola.

(E)  Cosa può e deve fare un genitore che ha veramente a cuore l’educazione, l’istruzione, il futuro del proprio figlio?  Cosa possiamo fare come  genitori contenti della vita scolastica dei nostri figli, per mantenere un buon rapporto con la scuola, per non perdere il contatto con i nostri ragazzi, per sottolineare le cose buone e positive che il nostro bambino sta imparando e vivendo e  come segnalare e correggere eventuali piccoli errori? ( queste domande in particolare da Francesca dalla provincia di Lucca e Giovanna dalla provincia di Forlì)

(R)    Non perdere il contatto con i propri figli, anche se passano molte ore fuori di casa, è importante e  doveroso; incidere sulla vita scolastica dei propri figlio è lecito e possibile: come fare in pratica?

E’ importante, quando i ragazzi tornano a casa,  avere tempo per loro.

Dobbiamo mantenere buoni rapporti e la loro fiducia,  ascoltando ciò che hanno da dirci, lasciandoci permeare dalle loro emozioni , lodandoli per i buoni risultati, aiutandoli ( con moderazione) nei compiti, nelle ricerche, raccontando loro qualche nostra esperienza attuale o passata, che sia simile alla loro,  sempre incoraggiandoli ed istruendoli, capendo le loro difficoltà ed i loro entusiasmi, facendo sentire loro che siamo felici di essere di nuovo insieme, che ci sono mancati, che aspettavamo loro per progettare insieme qualche gita o qualche cosa che a loro piace molto; che non li lasceremo soli nelle difficoltà, che ci terremo  qualche ora libera per aiutarli ad organizzare un pomeriggio con i loro amici, insomma che la loro vita, le loro esperienze ci interessano.

Per quanto riguarda il mantenere contatti con la scuola, questo si può fare, partecipando  a riunioni, incontri ecc. con proposte, acquisendo e riportando informazioni , informandosi ed informando  altri genitori, almeno quelli più disponibili, su alcune cose che ritenete importanti, coinvolgendo insegnanti e direttori con proposte e non solo con lamentele.
Un Direttore scolastico, da me interpellato in proposito, consigliava di suggerire alla scuola ( se già non lo fa ) delle giornate formative, durante le quali i genitori che abbiano determinate qualità e requisiti, possono fare attività con i bambini della scuola.
Questo Direttore mi portava come  esempio una  scuola nella quale sono state più volte fatte  le “settimane formative” con genitori “esperti” in qualcosa che si succedevano nelle varie giornate ( esperti non significa  necessariamente titolati).
Così una mamma ha intrattenuto i bambini facendo pupazzi di cartapesta, un papà vigile è arrivato a scuola con la divisa e per tutto un pomeriggio ha spiegato le regole della strada, un altro papà cuoco, ha preparato dolci con i bambini, deliziando – a quanto mi hanno detto –
le maestre  e i bidelli accorsi dichiaratamente un po’ troppo interessati.

In base al DPR 416/74 i genitori possono formare un COMITATO, che propone determinate cose ed interventi, e che richiede alla scuola di essere interpellato per decisioni particolari da prendere.
Per formare un COMITATO  di questo genere, è sufficiente il numero minimo di almeno 4 genitori con i figli in quella scuola: tra questi viene scelto il Presidente, il segretario ecc.
Il documento, con i dati dei promotori, gli scopi ecc. viene depositato presso la scuola, e diviene legale ed operante.
Un'altra possibilità di intervento all’interno della scuola è che il  rappresentante di classe, chieda alla scuola l’uso di una delle classi libere e vi  faccia riunioni di genitori, per fare proposte ecc.
Il Comitato ed il rappresentante di classe, se usati bene sono possibilità molto interessanti, per poter essere coinvolti e presenti nella vita scolastica dei figli.
Possono venire proposti filmati scientifici,  per le maestre o per le scolaresche, spettacoli ecc.

Ovviamente il fatto di proporre non implica necessariamente l’approvazione; la responsabilità della scuola resta a carico del Dirigente scolastico e degli Insegnanti e non dei genitori, ma le possibilità per essere presenti, attivi, partecipi ditelo come volete, nella scuola ci sono: bastano idee , possibilmente buone, e buona volontà.
Naturalmente tutte queste cose, sia la partecipazione  alle attività della  scuola tramite Comitati, rappresentanti di classe ecc., e soprattutto il saper mantenere buoni rapporti con i figli,  valgono anche per i genitori che hanno qualche problema o lamentela da rivolgere alla scuola.
Anzi i bambini che a scuola incontrano un ambiente ostile ed hanno problemi, hanno ancora più bisogno di avere i genitori vicini e sentirsi appoggiati, aiutati ed amati.

In contrasto con queste famiglie molto contente  della vita scolastica dei ragazzi, dobbiamo dire che purtroppo ce ne sono altre, che non dormono sonni tranquilli.

Non sono pochi infatti i genitori che hanno dei problemi con la scuola dei loro figli, genitori cioè, che per diversi motivi, non sono contenti dell’ambiente scolastico, e non riescono a trovare una soluzione soddisfacente ; cosa possono fare i genitori che si rendono conto che l’integrità, morale e fisica dei ragazzi è in pericolo, e che qualcosa minaccia seriamente anche  la loro incolumità?

Nella seconda parte parleremo  del cosiddetto bullismo,  un problema presente nelle nostre scuole e  che affligge soprattutto ragazzi tranquilli, che proprio per questo motivo diventano “vittime”, di episodi deprecabili e risponderemo ad alcuni genitori che ci hanno scritto molto amareggiati.

 su

3B    Genitori contenti e non della scuola pubblica.: bullismo

 

Eccoci di nuovo insieme, cari amici, per affrontare un argomento un po’ spinoso, che riguarda purtroppo numerose famiglie.

Oggi vorrei rispondere a quelle  mamme e a quei  papà, (  Antonella dalla provincia di  Roma, Franco sempre da Roma, Elisabeth dalla provincia di Milano, Alessandra dalla provincia di Napoli ed altri) che ci hanno telefonato amareggiati e preoccupati perché la scuola dei loro figli,  era in realtà un covo nel quale potevano agire indisturbati gruppetti di bulli, più o meno scatenati.

Un padre constatava amareggiato: si sono  persi i riferimenti reali, infatti la scuola ha inalberato per diverse settimane di fila la bandiera arcobaleno con la scritta PACE, i ragazzi schierati per una pace ideologica, hanno però picchiato il compagno di banco”.

 

Sono anni che avvengono nelle scuole avvengono risse tra compagni, prevaricazioni verso i più deboli, furti, ricatti, pestaggi, vandalismi….

Sto parlando di una scuola ELEMENTARE italiana, sto parlando di molte scuole elementari e medie italiane.

Queste “espressioni vandaliche”, questi crimini, avvengono più facilmente nelle scuole pubbliche , perché le private possono esercitare maggiore controllo ed in generale sono scuole che vengono prescelte da persone che desiderano più tranquillità e disciplina

Un Direttore didattico da me interpellato, su ciò che viene chiamato “il fenomeno del bullismo”, mi  ha parlato anche di minacce personali tra bambini di 3 e 4 elementare, con un coltellino.

Qualche bambino ha pestato l’insegnante, e non si è trattato di un episodio isolato.

Questo Direttore mi ha parlato di episodi gravi successi tanto nelle elementari di una degradata periferia cittadina, quanto di scuolettine di cittadine rivierasche, tutto fiori, palme e…. focaccia.

 

I genitori ci hanno chiesto, cosa possiamo fare?

I genitori si possono e devono rivolgere all’autorità scolastica, all’insegnante prima ed al Direttore o al Preside poi.

Se il fenomeno è limitato a uno o pochi elementi, è più facilmente circoscrivibile, in caso contrario, forse nessuno prenderà provvedimenti e al malcapitato non resta di solito che subire o cambiare scuola, perché dopo le proteste dei genitori, viene preso ancora più di mira dai prepotenti.

Un ragazzino che aveva raccontato a casa ciò che era successo, è stato ritirato da scuola dopo qualche settimana, non potendo reggere l’ insulto (spia, spia) che gli veniva rivolto continuamente da alcuni compagni.

 

Per il rispetto che ho per l’insegnamento e per gli insegnanti, per la scuola e per lo studio vorrei fare  appello agli insegnanti ed ai Direttori Didattici, alle famiglie : non permettete che la scuola venga così snaturata, così massacrata, così dissacrata fino a perdere totalmente la sua vocazione educativa e docente e divenga terra di impunità per i violenti e i prepotenti. Per favore, grazie.

 

Cosa possono fare in pratica i  genitori.

Il direttore da me interpellato in proposito, mi ha intrattenuto a lungo su questo argomento, raccontandomi diversi episodi di bullismo, ed alcune soluzioni da lui messe in atto.

 

Sul fenomeno del bullismo, o comunque di ogni genere di indisciplina, mi ha detto questo:    

“la cosa principale è accorgersi, accorgersi  vegliando e far sapere chiaramente che noi lo sappiamo,

far sapere che io lo so  quello che è successo, so quello che hai fatto, e quello che hai fatto  non è quello che insegniamo nella nostra scuola, non è quello che vogliamo, anzi vogliamo che non si ripeta mai più, e per questo motivo ti teniamo ben d’occhio ! Apertamente, chiaramente, il ragazzo deve saperlo -”

 

E’ importante accorgersi, è importante che chi fa queste cose sappia che è tenuto d’occhio e non può fare impunemente quello che vuole.

 

Bisogna tenere conto che spesso il ragazzo violento ha dei problemi, questo non per giustificarlo, assolutamente!!, ma perché aiutandolo a risolverli, se si può oppure  a chiarirli,

spesso anche l’atteggiamento aggressivo si modifica.

A volte ci sono bambini che hanno solo 7/8 anni, ma non hanno sentito altro linguaggio in casa e quindi a loro volta, pensano che il modello violento e prepotente, sia il modello vincente, e lo imitano. Bisogna insegnare loro a trovare altro modo per esprimersi. Certo questo è il compito più dell’insegnante, che del genitore del bambino non violento; ma la famiglia del bambino che subisce torti, deve insistere presso le maestre o il direttore, perché non ignorino il problema,  perché gli insegnanti non devono far finta di niente.

 

I genitori del bambino vittima, diciamo così, non devono esagerare l’accaduto, ma soprattutto non devono ignorarlo di fronte al proprio figlio, che si sentirebbe abbandonato proprio nel momento del bisogno.

La famiglia di un bambino “vittima”, deve esigere che la scuola prenda un atteggiamento corretto nei confronti dell’accaduto – non basta condannare l’episodio- bisogna vegliare , perché non si ripeta.

Solitamente i genitori del bambino violento, non desiderano parlare con gli altri genitori, ma non possono fare a meno di andare a scuola se convocati dal direttore o dalle insegnanti.

 

I genitori devono sapere (chiedere ai figli se necessario) se c’è controllo da parte dell’insegnante, o dei bidelli durante gli spostamenti dalle classi ad altri locali, e soprattutto nelle palestre e nei bagni. Se ciò non avviene, i genitori devono segnalare la mancanza all’insegnante e se necessario al direttore, perché i bambini non devono essere in pericolo, se solo mettono il naso fuori dall’aula!

 

Segnalava il nostro amico direttore, un altro fenomeno accaduto a volte nelle classi: la diversa reazione delle maestre di fronte ad un analogo episodio, e che lui bollava come “usare due pesi e due misure”.  Infatti una maestra quando riceveva la lamentela da una bambina, si preoccupava di sapere cosa era accaduto e la consolava, quando un maschietto le si rivolgeva per un motivo analogo, lo sgridava o lo ignorava

Questo, ovviamente non è giusto.

Come genitori dobbiamo vegliare, perché i fatti spiacevoli che succedono, non vengano trascurati

 

Concludo con un breve ma interessante episodio , che mi ha raccontato l’amico Direttore, episodio accaduto qualche anno fa in una scuola elementare, di un quartiere periferico, di una grande città.

Siamo in  una quarta. 

L’insegnante esce un momento dall’aula per lavarsi le mani impolverate dal gessetto della lavagna, e quando rientra capisce – dall’eccessivo silenzio, che è successo qualcosa.

Chiede, ma non ottiene risposte.

Ci riprova. Niente, nessuno parla.

Allora annuncia che la lezione di matematica è sospesa, fa alzare tutti i ragazzini dai banchi che fa ammucchiare in un angolo,  poi fa prendere a   ciascuno  una sedia   e li fa sedere, in circolo al centro dell’aula, e lui si siede con loro.

Silenzio di tomba.

“Ora – dice l’insegnante - a turno ciascuno racconta cosa ha fatto in quei due minuti in cui mi sono assentato, ciascuno dice cosa ha fatto lui stesso, non cosa hanno fatto gli altri”.

Dopo qualche minuto di silenzio, uno alla volta hanno cominciato a parlare, e tutti erano testimoni di quello che veniva detto: ciascuno poteva solo dire la verità.

 

In questo modo  affrontando il problema, subito e con chiarezza , quell’insegnante ha fatto sì che l’episodio non si ripetesse..                    

A  PRESTO  !!!!    Rossella

su

 

        PERDERE E  RECUPERARE

 

(leggere alternativamente… tipo strilloni)

 

…il recupero delle falde acquifere               il recupero dei beni artistici e culturali danneggiati ,

Il recupero della partita di campionato… …         il recupero delle forze….  

Il recupero della refurtiva….               ……   il recupero del greggio uscito dalla petroliera

il recupero del tempo perduto… .                                        il recupero dei sapori genuini… ….  

….  il recupero delle aree verdi…..                           …….             il recupero dei tossici

 

La nostra società senza valori, al massimo tenta il “recupero” di ciò che ha perduto o sprecato,

siamo sempre al recupero di qualcosa….

 

Ma non ci si potrebbe pensare prima?

 

(Rossella)   Un Buongiorno ai cari ascoltatori, e due verbi per l’argomento di oggi: perdere e recuperare. 

 

A proposito di recuperi e ripensamenti  ha destato un certo scalpore in Francia ( temo purtroppo ben presto sopito) l’intervento fatto un paio d’anni fa dal ministro dell’istruzione Jack Lang  sul problema della disciplina,  dei comportamenti in classe,  e dell’autorità nelle scuole.

 

A firma  di Marina Corradi  su L'Avvenire mercoledì 7 marzo 2001 un interessante articolo dal titolo   E ora riscoprono il vecchio «maestro» 


(Ettore)  «Noi che nel '68 ci siamo sbarazzati dell'autoritarismo, abbiamo forse perduto anche, insieme, il buon principio dell'autorità?».

A domandarselo non è uno qualsiasi, ma il ministro francese all'Educazione, il socialista Jack Lang, in apertura del convegno internazionale dell'Unesco, convocato a Parigi, sulla  questione della violenza nelle scuole.

Un interrogarsi, il suo, davanti a quattrocento delegati di venti Paesi e a fronte di cifre che, in Francia, sono difficilmente eludibili. Solo nello scorso anno scolastico, nelle scuole di secondo grado si sono registrati oltre seimila episodi abbastanza gravi da essere segnalati alla magistratura, e tra questi novecento aggressioni, verbali o anche fisiche, a compagni e insegnanti.

L'ultimo regolamento disciplinare, l'estate scorsa, ha rafforzato la presenza delle famiglie in seno ai consigli di disciplina, aumentando ancora la tendenza a difendere sempre i ragazzi e convincendo molti insegnanti che a dominare, a scuola, sia l'impunità degli studenti.
E ora uno come Lang, che per anni ha rappresentato in Europa certa cultura di sinistra e l'eredità del '68, si chiede nel bel mezzo di una platea internazionale se non si è forse sbagliato in qualcosa; e invoca "urgentemente" il ritorno dell'autorità nelle scuole.

Un interrogarsi che sa di mea culpa, e che coincide, temporalmente, con gli allarmi di Blair sull'adolescenza inglese, e anche con l'ansia che ha colto l'Italia dopo la sequenza di violenze che in pochi giorni ha coinvolto giovani e giovanissimi.
Una domanda s'aggira fra i quarantenni e i cinquantenni: abbiamo sbagliato, e dove?

Una generazione che, anche se non in prima persona sessantottina, è stata comunque "sessantottata", cresciuta nel dogma del "vietato vietare" e nel mito del genitore-amico, si chiede nervosamente quali errori abbia commesso, se i risultati delle sue fatiche educative non sembrano affatto migliori delle leve cresciute nell'orrendo mix borghese e repressivo dei decenni precedenti. Che, con quella robusta spallata all'autoritarismo, sia andata perduta anche la nozione di autorità? si chiede Lang, ed è un dubbio serio, anche se un po' tardivo.

Ora nelle scuole francesi è tutto un dibattere, se sia giusto o no dare zero in condotta a chi ne combina una grossa, e se le punizioni debbano essere individuali o collettive. Comunque, un intervenire "dopo", un affannarsi a posteriori, un tentare di raddrizzare, puntellandola, una casa venuta storta.
Il "buon principio di autorità",  lo chiama  oggi Lang, uomo di sinistra (ma appena pochi anni fa, per questa frase  lo avrebbero lapidato) convinto, alla fine, che uno che cresce ha bisogno di un padre, di un maestro, di uno che sancisca degli argini, e indichi una direzione.

Idea questa che dispiaceva terribilmente ai sessantottini, persuasi che si nascesse buoni, e che nessuna indicazione fosse necessaria per diventarlo.

Un famoso pediatra italiano scrisse - ad esempio - un decalogo che venne appeso in centinaia di asili , le tavole della legge del "vietato vietare". Concetto fondamentale: il bambino non ha bisogno di maestri.
Qualsiasi "no" è repressione. Lasciateli fare, cresceranno liberi e democratici. E invece no, contrordine, dice oggi dall'alto della sua carica il ministro francese all'Educazione. Qualcosa non va, qualcosa non ha funzionato.
Forse che non è vero, come giurava Rousseau, che nasciamo buoni? Comunque, insomma, da qualche  parte stranamente la violenza risorge anche nei fanciulli "democraticamente" allevati.

Il teorema pedagogico del '68 appare inesorabilmente incrinato, anche agli occhi di chi ci ha creduto.
Proprio ieri, su "Repubblica", Mario Pirani riferiva le parole di uno studente insofferente: «Ma perché devono essere sempre gli insegnanti a giudicare noi? Perché non possiamo giudicare noi loro?»     …. Già, perché?

L'eredità culturale del '68 è anche nell'affermare che non ci sono maestri, e che ognuno, in fondo, si educa da sé. Quindi perché uno in cattedra ti deve dare un voto, e dove prende il diritto di rimproverarti? Dove, in fondo, attinge la presunzione di avere qualcosa da insegnarti, se tu già istintivamente sei buono? E se il tuo istinto è buono, perché non seguirlo fino in fondo, qualunque esso sia?

Un sociologo come Pierpaolo Donati ha parlato dei genitori degli adolescenti di oggi come di un "anello mancante", un punto in cui la catena della trasmissione generazionale si è interrotta. Genitori come dimissionari su un ruolo fondamentale, quello di padri, quello di maestri. ____
 

(R)  Fin qui la lettura dell’articolo che riporta le dichiarazioni del ministro francese, della Pubblica Istruzione Jack Lang, rilasciate nel  2001 .

Penso che ci sarebbero molti commenti da fare su queste dichiarazioni, ci sarebbero da fare  anche molti “ripensamenti” e ci sarebbero da prendere molti provvedimenti,

 

Ma soprattutto nell’educazione dei ragazzi, bisognerebbe mettere in pratica quelli che sono  gli “ insegnamenti preziosi” .

Il mio libro preferito, pieno di saggezza, infatti già da tempo portava scritto: “insegna al ragazzo la condotta che deve tenere ed anche quando sarà grande non se ne allontanerà” 

Sacra Bibbia, libro dei proverbi capitolo  22 versetto 6

 

Mentre ringraziamo Pietro dalla provincia di  Reggio Emilia , che ci aveva segnalato l’articolo, contenente  l’intervista al ministro francese dell’istruzione Jack Lang,

vi diamo appuntamento a tra poco, per la seconda parte di questo nostro incontro settimanale. 

A presto.

 su

4B    CERCARE E CUSTODIRE

(Rossella)   Rieccoci cari amici, per questa seconda parte dell’incontro odierno, contraddistinta da altri due verbi: se perdere e recuperare, erano quelli della prima parte, cercare e custodire, sono più adatti per questa seconda.

Cercare

Cappellaccio in testa, setaccio alla mano, un uomo  raccoglie e scruta  la sabbia e la fanghiglia dei corsi d’acqua, alla ricerca di qualcosa di prezioso.

Si china, si infanga, si sporca, si stanca, a volte si scoraggia

ma poi riprende la sua fatica, perché sa che  LETTERALMENTE ne vale la pena.

Non è difficile da indovinare…. chi sia quest’uomo…..

È il Cercatore d’oro, che setaccia i corsi dei fiumi alla ricerca di pagliuzze o pepite….pietruzze grandi o piccole…. l’importante è che siano d’oro.

 

Cercare.

Il cercatore d’oro cerca un metallo prezioso, setacciando ghiaia, sabbia, fango.

Che cosa cerchiamo, noi genitori, idealmente inginocchiati vicino a un fiume, forse senza il   cappellaccio in testa,  ma  almeno con il  setaccio alla mano, per …. immergerlo nelle acque e cercare delle pagliuzze lucenti?

Che cosa cerchiamo, con tanta cura ed insistenza?

Evidentemente qualcosa per cui anche per noi, vale la pena di faticare e lottare.

Cerchiamo le cose importanti e tralasciamo le inutili, le superflue, le vane.

Cerchiamo la saggezza necessaria, per svolgere bene il ruolo di genitori, la saggezza  rara, la saggezza preziosa.

  poiché la saggezza vale più delle perle, tutti gli oggetti preziosi non la equivalgono dice il libro dei  Prov.8:11

 

Cerchiamo le cose importanti da trasmettere ai nostri figli, perché  ciò che insegniamo ai nostri ragazzi resta, perchè quello che altri insegnano ai nostri ragazzi, resta.

In questo mondo ci sono cose buone e cose nefaste, così come nel fiume, c’è l’oro in mezzo al fango e tra tante pietre.

Come genitori vogliamo incidere positivamente nella vita dei nostri ragazzi  perché  anche loro imparino a fare scelte giuste, imparino a scegliere bene.

Questa sarà la nostra gioia, infatti

“non ho più grande gioia di questa:sapere che i miei figli camminano nella verità”dice l’apostolo Giovanni nella terza lettera

Cercare.

cerchiamo di discernere l’oro nel fango e l’oro dal fango,  cerchiamo di capire le radici delle cose che nella nostra quotidianità vanno male e capire perché molti giovani hanno intrapreso delle strade sbagliate, vogliamo soprattutto capire cosa possiamo e dobbiamo fare con i nostri figli, con i nostri nipoti, perché l’amore nei loro confronti ci spinge ad agire, e la responsabilità ci rende vigilanti.

Vogliamo fare loro del BENE.

Bene che non vuol dire evitare loro tutti i traumi, non vuol dire farli vivere nella bambagia,

non significa dire  solo sì, vuol dire aiutarli ad agire correttamente ed autonomamente, al momento giusto..

 

Proverbi 2:15 Figlio mio, se ricevi le mie parole e fai tesoro dei miei comandamenti,

prestando orecchio alla sapienza e inclinando il cuore all'intendimento;

sì se chiedi con forza il discernimento e alzi la tua voce per ottenere intendimento,

 se lo cerchi come l'argento e ti dai a scavarlo come un tesoro nascosto,

 allora intenderai il timore dell'Eterno, e troverai la conoscenza di DIO.

 

Cercare e custodire.

Costruire e custodire la relazione d’affetto e  la relazione spirituale con i nostri figli.

Un maestro elementare  in pensione mi ha detto:”se potessi dare un consiglio ai giovani genitori direi una cosa che può sembrare una banalità, … e invece è molto importante.

Dedicate tempo ai vostri figli, non solo in quantità, ma soprattutto in qualità, parlate, camminate, uscite con loro, state vicini, non perdete la pazienza e alla sera, leggete o raccontate ai ragazzi delle belle storie.

- questo  maestro spiega ancora :

Con questo racconto serale si permette al bambino di addormentarsi più sereno, di imparare con tranquillità le vicende e le metafore della vita, di imparare a conoscere il vostro carattere, i vostri sentimenti, prende parte ed assorbe la vostra vita, anche attraverso il tono di voce, attraverso i sentimenti e le emozioni che lasciate trapelare nel racconto.”

Mentre questo caro maestro elementare mi diceva queste cose, mi sono tornate alla mente le parole di un’altra raccomandazione: “insegna a tuo figlio,le mie leggi,  quando sei per strada, quando ti alzi al mattino, e quando ti corichi la sera, affinché tu sia felice

Alla sera, al mattino, per strada, in casa, ….. che vicinanza  tra genitori e figli, che unione, che belle conversazioni, che amore trasmettono questi atteggiamenti

 

Custodire i tesori di famiglia, custodirli e trasmetterli.

Il Signore vuole che trasmettiamo ai nostri figli le cose importanti, le cose preziose, le cose che restano, le cose che lo  riguardano

Nel libro più letto al mondo, che è anche il primo stampato con caratteri mobili,  dal tipografo Gutemberg, e soprattutto è il Libro dei Libri…

in un salmo  sta scritto

Salmo 78:3-7 Ciò che noi abbiamo udito e conosciuto, e che i nostri padri ci hanno raccontato,

non lo nasconderemo ai loro figli, ma racconteremo alle generazioni future le lodi dell'Eterno,

la sua potenza e le meraviglie che egli ha fatto

 Egli…. ha comandato ai nostri padri di farle conoscere ai loro figli,

affinché la generazione futura le conoscesse, assieme ai figli che sarebbero nati,

 ed essi a loro volta le narrassero ai loro figli,e ponessero in DIO la loro fiducia e non dimenticassero le opere di DIO, ma osservassero i suoi comandamenti

è magnifica questa trasmissione continua tra padri e figli….e figli dei figli….  relazione d’amore e relazione spirituale.

E’ bello ed essenziale, poter cercare, trovare, custodire e trasmettere cose preziose ai nostri figli.

su

 

 

 

 

Hit Counter

Home ] Su ]

Inviare a postmaster@utilecomune.com un messaggio di posta elettronica contenente domande o commenti su questo sito Web.
Copyright © 2000 UTILECOMUNE -Copyright © 1999 comitato Crescendo scuola familiare
Aggiornato il: 15 gennaio 2011